la top ten (titolo provvisorio)

pipa in terracotta a forma di testa di turco

Si fumava “come turchi”

Le pipe in terracotta si rinvengono in grandissima quantità nella Laguna, a testimonianza della larga diffusione nell’area, tra Settecento e Ottocento, dell’uso del tabacco, introdotto nei territori della Repubblica di Venezia già nel 1600. Il gruppo più numeroso consiste nelle pipe dette “chioggiotte”, un produzione durata tre secoli, fin quasi alla metà del Novecento, con numerosi modelli. Uno delle fogge più particolari era quella conformata a testa di turco con turbante o fez.

Lo sai che…
La diffusione del tabacco fu incentivata dall’idea che la sostanza, originaria del Centro America, avesse proprietà terapeutiche. Ad esempio si credeva che fumare fosse utile per evitare “malattie contagiose e pestilenziali”, particolarmente in zone dall’aria malsana.


frammento di ceramica graffita con ritratto femminile

Ritratto di dama

Questo delicato ritratto femminile decorava un piatto in ceramica graffita di epoca rinascimentale. Esso riflette un gusto ornamentale diffuso fra la fine del Quattrocento e gli inizi del  Cinquecento, quando si diffuse l’interesse per raffigurazioni idealizzate di personaggi maschili e soprattutto femminili. I ritratti, in genere disegnati di profilo con grande raffinatezza e cura dei particolari, permettono di ammirare le acconciature e gli accessori di abbigliamento e ornamento in voga a quel tempo.

Lo sai che…
Spesso i piatti e le scodelle ornati da ritratti facevano parte del filone “amatorio”: erano stoviglie che si usava donare in occasione di nozze o fidanzamenti, nelle quali la raffigurazione, spesso non realistica, voleva richiamare la persona amata.


L’eterna lotta fra il bene e il male

Due animali in lotta fra loro: è questo uno dei motivi, dal forte significato simbolico, maggiormente utilizzati per la decorazione delle patere. Si tratta di formelle circolari in pietra o marmo che in età romanica (X-XIII secolo) di frequente ornavano le facciate di edifici sacri e civili in ambito veneto. Nell’esemplare esposto in museo l’allegoria delle forze del bene contro quelle del male è richiamata dall’immagine, ispirata ai bestiari medievali, di un'aquila nell'atto di artigliare una lepre.

Lo sai che…
Inserite nelle facciate degli edifici, le patere aumentavano l’effetto chiaroscurale dell’architettura. Dobbiamo immaginarcele anche vivacemente colorate, poiché spesso sulla parte decorata si conservano tracce di vernice.


spada medievale esposta al museo della Laguna di Marano

Una spada di mille anni fa

Risale a circa mille anni fa una spada recentemente restituita dal mare durante operazioni di pesca. Un “guscio” di concrezioni marine, da cui è stata liberata tramite un complicato restauro, ne ha eccezionalmente conservato la lama in ferro, l’impugnatura in legno di faggio e il fodero ligneo dotato di puntale in ferro.  L’arma si riferisce all’epoca delle prime Crociate, periodo in cui Venezia, ancora subordinata a Bisanzio, cominciava a espandere il suo controllo nell’alto Adriatico.

Lo sai che…
In quel periodo la spada si impugnava con una sola mano, in modo che l’altra fosse libera per tenere lo scudo. La lama era arrotondata all’estremità ed era affilatissima lungo i margini. Il colpo veniva quindi inferto all’avversario di taglio, con un movimento della spalla.


catena e gancio di stadera romana

Un oggetto bizantino

La stadera, strumento di pesatura munito di un’asta con contrappeso e ganci per appendervi merci di un certo ingombro, era uno degli oggetti indispensabili a bordo delle imbarcazioni mercantili. Quest’esemplare in bronzo, che conserva il dispositivo di sospensione con due grosse catene terminanti in un uncino, forse proviene da una nave bizantina. Infatti, l’anello a due elementi snodati che collegava le catene all’asta è molto simile a quello di stadere prodotte nel Mediterraneo orientale nel VI - inizi del VII secolo d.C. In particolare richiama un esemplare rinvenuto nel relitto di Yassi Ada (Turchia), riferibile a una nave bizantina naufragata nel 625 d.C.

Lo sai che…
Il valore ponderale della merce appesa alle catene era indicato da un contrappeso mobile che scorreva sull’asta dello strumento. Nelle stadere bizantine spesso si usavano pesi a forma di busto femminile, con acconciature ispirate a quelle delle imperatrici d’Oriente.


lucerna romana con raffigurazione d'elefante

La lucerna con l’elefante

Nel museo si può vedere una lucerna decorata da una raffigurazione particolare: un uomo ammantato in groppa a un elefante bardato e, sullo sfondo, un ramo di quercia con foglie e ghiande. Il soggetto, molto raro su questo genere di oggetti, potrebbe rifarsi a un più antico motivo iconografico diffuso in ambito romano da artigiani greci, la cui origine forse si collega a una scena riprodotta sul carro funebre di Alessandro Magno: un corteo formato da elefanti da guerra bardati e guidati da conducenti.

Lo sai che…
Nell’antichità l’elefante, associato alla figura di Helios-Apollo, era considerato simbolo di luce, ma anche emblema di forza e di vittoria. Gli stessi concetti erano richiamati dal ramo di quercia, pianta evocatrice di virtù e coraggio.


Patera con iscrizione Venetica: Mi presento, sono Geminius

Sono Geminius. Per riservarmi l’uso di questo recipiente vi ho tracciato il nome della mia famiglia utilizzando la mia lingua, il latino, ma adottando il modo di scrivere ancora diffuso in queste terre quando vi sono arrivato. Se conosci l’alfabeto dei Veneti, i cui segni derivano da quello degli Etruschi, puoi leggere da sinistra a destra …go Geminio[i]…, con il mio nome al dativo come indicazione di possesso.

Lo sai che…
Le coppe in ceramica come quella di Geminio sono realizzate secondo la tradizione artigianale delle antiche officine ceramiche venetiche che perdura oltre la romanizzazione. Si contraddistinguono per il colore grigio dell’argilla.


Cavallino: Una curiosa testa di cavallo

Potrebbe sembrare una statuetta ma non lo è… Questo curioso oggetto in terracotta, unico nel suo genere, è il versatoio di una probabile brocca realizzato a forma di testa di cavallo con foro nella parte terminale del muso.
Il manufatto è riconducibile alla produzione di una delle più importanti officine della zona, la fornace di Carlino, che fu attiva nella fabbricazione, a livello quasi industriale, di particolari suppellettili ceramiche presumibilmente destinate a rifornire l’esercito.

Lo sai che…
La superficie esterna è ricoperta da un rivestimento vetroso di colore ocra, ottenuto da silice e ossidi di piombo, che per l’effetto lucente richiamava materiali più preziosi quali il metallo.


anfore romane da vino

Anfora: L’anfora, testimone delle vie del commercio

Per la quantità dei ritrovamenti le anfore possono essere considerate i reperti simbolo della presenza romana nella laguna maranese. In questi contenitori viaggiavano diversi generi alimentari: principalmente olio, vino, salse e conserve di pesce salato, ma anche frutta, legumi, olive...
Tali reperti rappresentano la “traccia” archeologica delle vie del commercio antico.

Lo sai che…
La  conservazione della derrata trasportata era assicurata da una chiusura ermetica dell’anfora con tappi di legno, sughero, cera o con appositi coperchi di terracotta, che venivano sigillati con calce.


ceppo d'ancora romana ritrovati nella laguna di Marano

Ancora: Ciò che resta del passaggio di antiche navi

Talora il mare restituisce i segni del transito di antiche navi: sono gli elementi in piombo delle ancore, che si conservano ancora intatti sui fondali grazie alla durevolezza del materiale. Sono il ceppo, la barra di appesantimento che bloccava l’ancora sul fondo, e la contromarra, usata per mantenere nella giusta posizione i due bracci lignei (marre).

Lo sai che…
La nascita dell’ancora “moderna” risale a circa 3000 anni fa. Da semplice pietra forata l’ancora diventa lignea ed evolve nella forma a noi nota; subisce così una radicale trasformazione nel suo funzionamento, che non è più legato al solo peso e alla forza di gravità, ma anche alla capacità di presa sul fondale.


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